La differenza tra la passerella e la Politica

Alluvione Genova: Arpal, stanotte in 1 ora 150 mm pioggia

Ieri sera i telegiornali hanno aperto con le immagini delle alluvioni che, questa volta, hanno colpito buona parte del Nord del Paese.

Ho visto anche un Grillo in pessima forma circondato da scagnozzi che minacciavano chiunque si avvicinasse troppo al “caro Leader”.

Poi ho sentito le parole di Grillo, diceva che i suoi parlamentari stavano “spazzando”.

Mentre lo diceva i suoi parlamentari stavano chiusi dentro le cabine per l’elezione dei giudici della corte Costituzionale a rubare le matite (non so se prima o dopo averle ciucciate) alla Camera dei Deputati.

Il problema non è se dei 5 stelle siano andati o meno a spalare. Tutti noi ci siamo trovati in situazioni in cui siamo stati volontari.

Il problema non è neanche fare o meno la passerella, è una questione di stile e scelta politica.

Il problema è che noi parlamentari non siamo stati eletti né per spalare né per rubare delle matite.

Siamo stati eletti per legiferare e cercare di trovare soluzioni.

La proposta che il Governo sta facendo in Europa e che noi dovremmo sostenere con forza è quella di scorporare dal computo deficit-pil i danni e le spese per le calamità nautrali.

Se un terremoto, o un’alluvione spazza via una città non è giusto né logico che quei danni e quelle spese in Europa vengano conteggiate come debito.

I danni devono essere esclusi da questo conteggio, attraverso questo scorporo potremmo investire i soldi in messa in sicurezza del territorio, dobbiamo scorporare dal deficit gli investimenti o gli sgravi fiscali per la ricostruzione delle zone soggette a calamità naturali.

Non si possono applicare i vincoli di bilancio sulla testa di chi ha appena perso molto, o tutto.

In questo modo potremmo veramente cambiare le politiche europee e nazionali sul dissesto idrogeologico e sulle politiche economiche.

Visto che i 5 stelle sono troppo impegnati a rubare matite questa battaglia dobbiamo farla noi.

Cerchiamo insieme di cambiare l’Europa per cambiare anche il nostro paese.

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QUALCUNO FERMI DI BATTISTA

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Qualcuno fermi Di Battista.

In questi giorni stiamo avendo una dimostrazione plastica di quanto possa essere dannosa e irritante l’arroganza degli ignoranti.

Ignorante nel senso che sul piano della politica estera il Vice presidente della Commissione Esteri della Camera dei Deputati ignora completamente la situazione, gli attori, la storia e soprattutto la politica del Medio Oriente e dei paesi Arabi.

Ad essere ignoranti non c’è niente di male, un pochino lo siamo tutti.

La cosa grave è quando non solo non si fa niente per recuperare le proprie lacune, ma da una postazione importante, quella di rappresentante dello Stato italiano, ci si mette a dire cavolate.

Vi ricordate quando facevano i servizi in Tv e tutti ci indignavamo perchè “Tizio” di Forza Italia non sapeva dove fosse Kabul e aveva appena dato il via libera a bombardarla?

Ecco. Di Battista è esattamente uguale, ma con un aggravante: l’arroganza.

Perchè i post che scrive mentre è in vacanza in Nepal, vorrebbero anche essere delle lezioncine di politica estera e di storia. Solo che non lo sono.

E chiunque gli vuole un minimo di bene dovrebbe pregarlo di smetterla.

Volete un esempio? Affermare che Sciiti Sunniti e Curdi sono tre popoli è come affermare che Cattolici Protestanti e Fiamminghi sono tre popoli.

Si dimostra inoltre di non aver capito che gli jihadisti dell’Isis amano ammazzare tutti, ivi compresi i sunniti che ritengono non abbastanza devoti.

In questa storia Dio e la religione non centrano, sono solo delle brutte scuse.

Affermare che l’Isis si oppone ad un’invasione è sbagliato.

Un terzo dei militanti dell’Isis sono stranieri di quelle terre, sono europei e occidentali, sono nati e cresciuti nei nostri ricchi paesi.

Lo scopo dell’Isis non è quello di cacciare invasori, ma quello di cancellare gli stati arabi nati dopo il 1923 e ricreare un califfato di cui loro, ovviamente, sarebbero i padroni.

Collegare il tutto a vaghe idee anti-capitaliste significa anche ignorare coscientemente che i militanti dell’Isis sono profumatamente finanziati da personaggi collegati a stati non esattamente democratici e a multinazionali del petrolio, paesi in cui partiti socialisti sono semplicemente fuori legge o perseguitati.

Giustificare chi sgozza un giornalista è semplicemente una cazzata (scusate il francesismo).

Questi sono degli assassini che sgozzano stuprano e torturano qualunque cosa gli capiti a tiro.

Siano essi donne, uomini, vecchi, bambini, cristiani, mussulmani, yazidi, poco importa.

Quando rapirono e uccisero Enzo Baldoni in Iraq tutti ci preoccupammo, nessuno giustificò gli assassini, anzi in realtà qualcuno c’era, erano i militanti di ultra destra che dicevano che in fondo quei giornalisti comunisti se l’erano cercata…. forse Di Battista sta semplicemente tradendo le sue origini…

Con questo voglio dire che fino a qui i nostri stati si sono comportati perfettamente e che questi fenomeni sono inspiegabili?

Assolutamente no.

La guerra in Iraq del 2003 è stata condotta senza un motivo valido né una strategia, di carattere geo-politico, ha aperto un vaso di Pandora che si è poi scatenato negli anni successivi.

Stiamo parlando di regioni che sono abitate da centinaia di milioni di persone, e non è possibile semplificare tutto in un post.

Armare i Curdi è la soluzione? Ovviamente armare i soldati curdi non basta, ma nel frattempo come stati dobbiamo dare una mano a chi sta cercando di fermare questa invasione.

L’altro giorno durante l’informativa sull’Iraq un deputato grillino ha detto che non dovevamo dare armi, ma mezzi per autodifesa.

Forse spray al peperoncino, o giubbotti antiproiettile… su questo non è stato chiaro..

Sappiamo tutti che la politica estera, soprattuto in questo contesto ci chiede qualche sforzo interpretativo in più…

Ah per la cronaca, l’altro giorno in commissione mancavano: Gasparri, Razzi, la Carfagna, Manlio Di Stefano e Di Battista.

Trovate le differenze.

 

POTEVO ESSERE IO, POTEVI ESSERE TU

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L’umiliazione che per l’ennesima volta ieri ha subito la famiglia Aldrovandi è una ferita che si riapre.

La standing ov2ation di 5 minuti da parte dei poliziotti presenti al congresso del SAP nei confronti dei loro colleghi condannati per la morte di Federico Aldrovandi è, a dir poco, indegna.

Bene ha fatto Matteo Renzi a chiamare la mamma di Federico per dirle e farle sentire che lo Stato non è quella cosa lì.

E non era scontato, solo un anno fa Carlo Giovanardi non provava vergogna nel dire che “La foto che ha fatto vedere la madre è vera, ma la macchia rossa non è sangue. La madre del giovane dice che devono essere cacciati dalla polizia, invece no. Omicidio colposo significa che non c’è dolo, è imprudenza”.

Non provava vergogna, ma noi sì.
Per noi è una cosa indegna e vergognosa che si applauda chi ha ucciso un ragazzo e chi ha infangato la divisa della Polizia.

Come Giovani Democratici da sempre siamo stati attenti alla vicenda di Federico, abbiamo fatto iniziative, raccontato la storia quando ancora nessuno lo faceva, abbiamo sottoscritto le battaglie che da quella morte sono nate, l’introduzione del reato di tortura, le proposte dell’associazione Antigone.
Ora, ancora una volta, siamo costretti a dire che quello che successe quella notte del 25 settembre 2005 a Ferrara fu un uccisione in piazza, senza un motivo, che ha ricevuto giustizia solo grazie al coraggio e al lavoro della famiglia di Federico.

Adesso che siamo anche in parlamento, però, non basta più denunciare. Dobbiamo agire.

E’ arrivato il momento per aprire una discussione seria e non pregiudiziale sul reato di tortura, sul codice alfanumerico sulle divise, una discussione insomma che tocchi quel rapporto di fiducia che dal 2001 troppe volte si è incrinato tra cittadini e forze dell’ordine.
Dobbiamo farlo insieme, bene e approfonditamente.

Perchè quella sera in via ippodromo a Ferrara potevo essere io, potevi essere tu.

SUL DECRETO STUPEFACENTI

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Come promesso cerco di scrivere brevemente un post che chiarisca quello che stiamo discutendo in commissione Giustizia e in commissione Affari sociali ovvero il decreto del governo sugli stupefacenti.

La sentenza della corte costituzionale che ha abolito la Fini-Giovanardi e la sentenza dell’Antitrust sul medicinale Avastin sono stati accolti da tutti con un sospiro di sollievo, ma in pochi sanno che hanno anche causato una serie di problemi. Ne elenco due tra i principali

1)      La distorta applicazione delle pene: non esistendo più l’uso personale, in questi mesi la pena prevista per qualsiasi detenzione di “sostanza stupefacente” era direttamente lo spaccio. Capite da voi che si tratta di una cosa assurda.

2)      L’ impossibilità dell’uso di numerosissimi farmaci a fini terapeutici: oppiacei che servono a calmare i dolori lancinanti ai malati di tumore, calmanti che vengono usati in numerosissime patologie, quotidianamente utilizzati nei nostri ospedali per la cura del dolore, oltre un vuoto normativo sull’uso dei medicinali off-label.

Capite che, in presenza di questo vuoto legislativo e delle sue pericolosissime ricadute sui cittadini, la priorità massima era di regolamentare questi punti.

Il problema che noi abbiamo riguardo alla cultura sull’uso delle droghe in Italia è enorme: la dimostrazione di come la disinformazione e lo stereotipo siano molto più forti delle analisi scientifiche e statistiche.

In più c’è un altro problema, questa volta di tipo politico: il Governo Renzi si basa sulla stessa maggioranza del Governo Letta, ossia su quella maggioranza trasversale che si è creata dopo che il PD ha perso le elezioni lo scorso febbraio.

 Come se non bastasse, mi sento di aggiungere un altro problema, ossia la mancanza di deleghe ai temi dei diritti, siano essi pari opportunità o politiche giovanili, che rende questi temi dei veri e propri tabù. Evidentemente questo è il frutto di un compromesso politico, che non solo è poco condivisibile ma anche dannoso, perché se su questi temi non è la politica a battere un colpo, capita che lo facciano i tribunali cosicché la Fini-Giovanardi, la legge sulla fecondazione, il riconoscimento dei matrimoni omosessuali ed altre leggi vengono modificate dalle sentenze e non dalla politica.

 Sarebbe il caso di rifletterci su….

 Detto questo, il Governo è stato costretto a fare un Decreto apposito per colmare il vuoto legislativo, e mettere in ordine le tabelle delle sostanze e dei farmaci, con dei passi avanti anche molto significativi, frutto di un grande lavoro portato a termine con gli emendamenti del PD. Non stavamo tuttavia discutendo di una legge sulla legalizzazione, ma di un provvedimento ben diverso.

 Dopo 8 anni si è tornati ad avere tabelle diversificate tra “droghe pesanti” (cocaina, eroina, ecstasi, lsd, metanfetamine ecc..) e “droghe leggere” (cannabinoidi).

 E’ stato reinserito l’uso personale, stralciato dalla corte, ed è stata abbassata la pena per il piccolo spaccio che è passato da un minimo di 2 a un massimo di  6 anni a  un minimo di 1 fino a 4 anni.  

Per quel che riguarda l’uso dei farmaci off-label (cioè fuori dalle prescrizioni) è stata facilitata la procedura che permetterà ai medici all’interno di procedure sicure di usare i farmaci per alleviare il dolore e per usarle anche fuori dai parametri della prescrizione.

 In tutto questo sono stata accusata dai parlamentari dei 5 stelle di aver votato contro me stessa, per il fatto che ho votato contro la possibilità di coltivare piantine di marijuana in casa.

 Ora, ho spiegato ampiamente su questo blog la mia posizione: io prima che a favore della liberalizzazione sono a favore della legalizzazione, penso cioè che sia più importante che la marijuana sia considerata monopolio di stato. 

I 5 stelle affermano che la stragrande maggioranza della marijuana che si trova sulle nostre piazze sia nei fatti coltivata indoor, evidentemente i miei colleghi hanno letto con attenzione solo i titoli dei miei post, senza curarsi di leggerli bene e documentarsi aprendo i link contenuti:

l’Onu infatti ha certificato che il 95% della marijuana presente in Europa è importata dalla Mafia dal Nord Africa e Sud America, esattamente come le altre droghe. Ecco perché più che alla coltivazione indoor (verso la quale non sono aprioristicamente contraria), sono a favore del monopolio di stato: c’è bisogno di strozzare un perverso circuito economico senza lavarsene le mani, ed al contempo vincere una battaglia culturale.

Da qui una breve spiegazione della mia posizione in commissione ed in aula.

 Per prima cosa: portare a casa il decreto ed i suoi passi in avanti era prioritario per colmare il vuoto legislativo vigente.

Tutto questo mi fa dire che questo decreto è ottimo? Assolutamente no, ma penso che sia un importantissimo passo avanti, che eviterà il carcere a migliaia di persone e che migliora la regolamentazione dell’uso dei farmaci.

 Secondo problema: all’interno del gruppo del Pd la mia posizione non è minoritaria, ma praticamente isolata.

 Potevo votare da sola quell’emendamento? Certo che potevo.

Ma i gruppi parlamentari discutono, mediano, e poi scelgono una linea. Ed io non amo i voti di testimonianza, anzi mi irritano.

Preferisco fare una battaglia dentro al partito per convincere i miei colleghi che lavarmene le mani votare da sola e vivere felice senza aver cambiato niente.

Per altro i colleghi a 5 Stelle questa “disciplina” la praticano molto più dei miei colleghi del PD: basta andare a vedere sul sito http://parlamento17.openpolis.it/ per vedere il numero dei voti difformi dal proprio gruppo, e sono pronta a scommettere che troverete molti più ribelli nel PD (per paradosso).

Quindi o i rappresentanti a 5 stelle sono d’accordo su ogni emendamento  proposto dal loro gruppo, o praticano quella condotta che stanno criticando nel mio caso.

 E se ci fosse stata una maggioranza trasversale? Premesso che non c’era, il rischio era che la camera modificasse la legge, ma il Senato la lasciasse a riposare in un cassetto fino al giorno del mai, lasciando passare mesi importanti in cui non solo non esisteva l’uso personale, ma in cui persone in cura presso i nostri ospedali avrebbero avuto difficoltà a reperire i farmaci.

 Sicuramente si poteva osare di più, sicuramente una differenziazione ulteriore delle pene sarebbe stato un segnale politico importante dopo 6 anni di denunce. Ma, per portare a casa sul serio queste riforme, bisogna ancora abbattere qualche muro, in primis quello dell’ignoranza.

 Per fortuna alla camera è già in discussione una legge sulla coltivazione e l’uso della cannabis. Lavoreremo lì.

 Sui blog dei grillini vengo accusata di ogni nefandezza, dall’eliminare i commenti, al fumare in saletta fumatori, all’essere una terribile proibizionista. 

Pazienza, la verità è che la sciatteria che a volte li contraddistingue nelle discussioni su questi temi,  banalizza la discussione e favorisce le posizioni più conservatrici, che ahimè sono la maggioranza.

Tutto questo per dire che dopo 24 anni sarebbe l’ora di modificare il dpr 309/90 sulle droghe, sarebbe l’ora di avere un po’ di coraggio anche sui temi dei diritti, altrimenti il cambia verso continuerà ad essere una carta di UNO, una carta inutile che verrà dimenticata appena si cambierà gioco.

SIAMO DONNE O MINORANZA?

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Un paio di considerazioni sugli emendamenti per la parità di genere bocciati ieri alla camera.

Ieri sera sicuramente il Pd ha fatto una figuraccia, per usare un eufemismo: è incomprensibile l’utilizzo della “libertà di coscienza” su emendamenti come quello sul 60-40 di rappresentanza di genere nelle liste, regola che il nostro partito ha utilizzato alle ultime elezioni per la selezione della sua rappresentanza parlamentare.

Su questo le proteste sono sacrosante e dovute.

Credo però che, proprio perché siamo donne, dobbiamo fare grande attenzione nel trattare questo tema, a difesa della nostra autorevolezza e del nostro ruolo in politica: non dobbiamo apparire come una minoranza che si vuole autotutelare, semplicemente perché una minoranza non può meravigliarsi di essere trattata da minoranza.
Che vi sia una forte discriminazione delle donne nella società è vero, e per questo è necessaria una norma che agevoli sin dalle prime e più importanti istituzioni la nostra rappresentanza, magari in forma transitoria.

Non si può però barattare il voto sulla legge elettorale con la parità di genere: le due questioni viaggiano su binari diversi. Mischiare i due piani fa sembrare la protesta di noi deputate come una mera rivendicazione personale e non come una battaglia per il Paese, esponendoci alla critica di chi ci può dire :”E’ più importante la presenza delle donne in parlamento o la rappresentanza di partiti che non arrivano alla soglia ma raccolgono milioni di voti tra i cittadini?”.

Non possiamo dare l’idea di voler essere coerenti solo quando si parla di noi perché così non risolveremo mai niente, e vorrei che le vicende di questi giorni ci insegnassero che la rappresentanza si costruisce tutti i giorni e non solo quando dobbiamo fare una comparsata sul giornale.

Continuiamo a lavorare come parlamentari per migliorare la legge, facciamo a testa alta le battaglie che ci sembrano giuste, perdiamole e vinciamole, ma non chiudiamoci in una riserva indiana.

Così umilieremo solo le battaglie che le nostre mamme e le nostre nonne hanno fatto per permetterci di vivere dignitosamente.

 

PS

Non commento chi non ha capito che la frase su Lorena Bobbit era una battuta e non una minaccia, i colleghi hanno sorriso e dormito serenamente (quasi tutti) purtroppo in questo paese il senso dell’umorismo è in grave crisi, e se è una donna a fare battute allora va censurata.

Continuate così, io non mi offendo.

EVVIVA SIAMO COME LA BIRMANIA!

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Oggi alle 13:20 l’Italia a furor di popolo ha abolito il finanziamento diretto ai partiti e i rimborsi elettorali.

Siamo stati noi per primi (o per secondi poco importa) a proporlo negli otto punti elencati per un governo di cambiamento un anno fa.

E non c’è niente da festeggiare.

 Il decreto legge che abbiamo approvato oggi è a mio modestissimo parere molto brutto, lesivo per i partiti e per chi ci crede ancora.

Quando Letta annunciò il decreto andai alla riunione di gruppo della I commissione ed espressi le mie perplessità e la mia contrarietà al decreto, nei metodi e nel merito.

Nei metodi perchè il governo che decide come si devono organizzare i partiti è quantomeno bizzarro, e le prerogative di necessità e urgenza non mi erano chiare, nel merito perchè la legge sui rimborsi andava sicuramente riformata, prova ne è che ai circoli arrivava poco o nulla (più spesso nulla), ma cancellare la partecipazione dello stato e dei cittadini (circa 1 euro e mezzo a testa) ai bilanci dei partiti senza aver nemmeno una legge sulle lobby e sulle fondazioni, semplicemente privatizza i partiti e li lascia in mano ad imprenditori ed eletti. E questo mi preoccupa.

 Quando arrivò alla camera in prima lettura votai contro l’articolo che aboliva i rimborsi, fui l’unica. Il mio non voleva essere un gesto da “anima bella”, ma il tentativo di innescare un dibattito nel gruppo e nel partito.

Purtroppo quel dibattito non si è innescato.

Quando votammo il voto finale, sempre in prima lettura, non partecipai al voto.

Oggi non ho votato il decreto.

Per rispetto alla mia coscienza avrei dovuto votare contro, per rispetto al mio gruppo avrei dovuto votare favorevole, ho scelto di non partecipare.

Non è stato semplice e nemmeno bello, ma era l’unica cosa che mi era rimasta da fare.

Da oggi lo stato risparmierà 91 milioni di euro all’anno, che andranno nel fondo per il risanamento del debito pubblico (circa 2000 miliardi), temo non saranno sufficienti a farci uscire dalla crisi.

La democrazia di questo paese, invece, è da oggi molto più povera.

La lista degli stati a cui ci associamo è eloquente: 

India, Bangladesh, Libano, Singapore, Sierra Leone, Svizzera, Mauritania, Bolivia, Venezuela, Filippine, Pakistan, Afghanistan, Iran, Iraq, Birmania, Azerbaigian, Ucraina, Bielorussia, Ghana, Nigeria, Repubblica Centro Africana, Guinea, Liberia. 

Italia.

PERCHE’ PUBBLICARE

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Ieri mattina in treno ho letto l’articolo di “Internazionale” intitolato :”Internet , qui le donne non sono benvenute”.

L’articolo, molto interessante, spiegava come molte donne, giornaliste e non, subissero continuamente attacchi, insulti,  su twitter e facebook e di come non solo non esista una legge per fermare questi conigli da tastiera, ma soprattutto di come questi insulti, minacce e attacchi, influiscano sulla vita quotidiana di queste donne, intimidendole e creando una sorta di censura preventiva nei post e negli interventi.

Ho letto che una giornalista invece che nascondere questi insulti o tenerseli per sè li ha pubblicati, innescando un dibattito positivo.

Questa mattina, dopo la riunione di gruppo e prima di entrare in aula ho aperto facebook e mi è arrivata l’ennesima notifica di un post in cui dei fini intellettuali continuano a insultare le deputate del pd dal 31 gennaio (deduco che si annoino molto), e allora ho deciso di fare una foto e pubblicarla.

Tutti i giorni da quando sono stata eletta mi arrivano mail di minacce e insulti, di solito lascio stare e vado avanti, ma da oggi ho deciso che le pubblicherò.

I conigli del web si stanano come i conigli veri, facendo rumore.

Sono certa che il 99% di chi ha votato M5S, rimanga disgustato da queste cose, non credo che siano 8 milioni di pazzi, credo però che quello che fortifica questi poveretti che insultano e fanno i fighi dietro la tastiera, sia il silenzio di chi non la pensa come loro.

Mentre scrivo questo post mi sono già arrivati in casella 3 messaggi di insulti.

Vorrei rassicurare tutti, più insulti mandate più parlerò e romperò le scatole su quello che non mi va bene, la censura preventiva avrà su di me un effetto paradosso.
Continuerò a scrivere e a parlare, non mi nasconderò come fate voi.

 I ladri si nascondono, gli onesti girano a testa alta.

 

Dateci una mano

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Scrivo per chiedervi aiuto,

ormai da 4 giorni decine di chilometri della provincia di Modena sono sott’acqua.

È un’alluvione di pianura, silenziosa, lenta e devastante.

Ad oggi si conta un disperso e centinaia di sfollati, proprio in quelle stesse zone che meno di due anni fa sono state colpite dai terremoti.

Ci sono oltre 1000 aziende che hanno subito gravi danni, fango e paura, migliaia di lavoratori che iniziavano adesso a rialzare la testa dalla crisi e dal terremoto rischiano il posto di lavoro.

In montagna sono ripartite le frane e i nostri monti stanno crollando sotto il peso dell’acqua e di un clima anormale per essere a gennaio, senza neve e con temporali violenti e continui.

I sindaci i consiglieri comunali, gli amministratori provinciali, la regione e i parlamentari, tutti lavoriamo per cercare di trovare le risorse per l’emergenza e per evitare che tutto questo riaccada, chiederemo anche la sospensione delle imposte per quei comuni colpiti.

Quello che vi chiedo è lo sforzo che avete fatto da tutta Italia quando siamo stati colpiti dal terremoto.

Diffondete le immagini delle alluvione, perchè l’indifferenza è quella che ci complica il lavoro, anche nelle istituzioni.

Quando ci fu il terremoto una giornalista mi disse: “il vostro problema è che questo terremoto è poco televisivo”, tradotto troppi pochi crolli spettacolari, troppi pochi morti.

Beh se questo è il grado per entrare nei telegiornali e nei giornali, allora sì siamo poco televisivi.

Però dovete sapere che mentre tutti parlano di legge elettorale, di strappi, di primarie per i segretari regionali e della fase epistolare del PD, migliaia di persone stanno vedendo tutto quello che avevano costruito e ricostruito sott’acqua.

Vi chiedo per favore di diffondere la notizia dell’alluvione, di darci una mano nel far sapere anche ai vertici dei giornali che la provincia di Modena è in seria difficoltà.

 Siamo sempre pronti a tenere botta, a ripartire per l’ennesima volta, a capire chi e come ha sbagliato, per non ripetere gli stessi errori, però per favore non fateci sentire soli.

Questo sarebbe troppo anche per noi.

SEMPRE SULLA LEGALIZZAZIONE

Ho visto con piacere che il contributo sulla legalizzazione delle droghe leggere ha fatto nascere una serie di riflessioni.

Su un paio di commenti vorrei fare delle piccole precisazioni.

Non sono a favore delle droghe e conosco e ho visto molti miei amici cadere nella trappola delle dipendenze.

Sono un po’ stanca di vedere un gioco dialettico molto comune in Italia: se parli di cannabis sei una che si fa le canne, che non sa di cosa parla e nella migliore delle ipotesi sei una giullare.

Ho cercato di portare alla mia argomentazione e al dibattito dei dati presi da fonti tendenzialmente non tacciabili di faziosità, come la commissione Onu sul narcotraffico, ma evidentemente non è stato sufficiente ad argomentare la mia posizione.

Ora io credo che la politica, il dibattito pubblico servano per parlare alla testa delle persone, e cercare di ragionare sul merito, e non per parlare alla pancia.

D’altronde si sa che dalla testa escono le idee, dalla pancia tutt’altro….

Vorrei quindi dare un ulteriore contributo al dibattito, pubblicando un grafico molto interessante comparso sulla rivista “The Lancet”, accompagnando un articolo scientifico sulla pericolosità delle droghe nel Regno Unito, che tiene conto di parametri di pericolosità fisica, neurologica, sociale e personale.

I dati si possono applicare anche all’Europa.

Se analizziamo il grafico sulla pericolosità vediamo che l’alcool è la prima sostanza per pericolosità e mortalità seguita dall’eroina, dal crack, dalla metanfetamina, dalla cocaina e dal tabacco.

Seguono poi le anfetamine e la cannabis.

Credo che nessuno di noi possa dire che chi gestisce un bar,un’enoteca o una tabaccheria sia uno spacciatore.

Ma non è sempre stato così, negli Stati Uniti dal 1919 al 1933 venne proibita la fabbricazione, la vendita, l’ importazione e il trasporto di alcool.

L’esperimento fu fallimentare e il governo americano fu costretto a tornare indietro.

La malavita organizzata si era arricchita e aveva preso potere proprio grazie al monopolio che aveva sulla vendita e la produzione di alcool.

Con questo non voglio assolutamente dire che ogni tipo di sostanza e droga debba essere legalizzata.

Vorrei solo porre un altro tassello al dibattito.

Non sempre il proibizionismo funziona, non tutte le droghe sono uguali.

Vi lascio con il grafico e con una preghiera, di fare un po’ meno propaganda, cercando di non tacciare chiunque esprima un’opinione differente o di essere un drogato o di essere un traditore della patria.

Cerchiamo sempre di parlare alla testa, che per le pance abbiamo già dato.

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EBBENE SI’, SONO A FAVORE DELLA LEGALIZZAZIONE

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Oggi ho avuto il piacere di essere ospitata sulle pagine del quotidiano “Modena Qui”, cercando di innescare una polemica sulla legalizzazione della Marijuana.

Nell’articolo ci si chiedeva se fosse stato uno scivolone o se per caso non sapessi la pericolosità delle droghe.

Ebbene, non è stato uno scivolone e conosco bene la pericolosità delle droghe.

Io credo fermamente che se vogliamo seriamente combattere le dipendenze, la criminalità organizzata sia necessario agire.

La mia opinione non è basata sull’ascolto di Bob Marley, o su abitudini immorali, ma sui fatti.

Complessivamente, il costo fiscale del proibizionismo in Italia dal 2000 al 2005 è stato di quasi 60 miliardi di euro (in media 10 miliardi/anno) .

Mi baso su stime fatte dal Dottor Marco Rossi.

In particolare, tra spese per l’applicazione delle normative proibizionistiche e mancate entrate fiscali, la proibizione della cannabis è costata 38 miliardi euro, 15 quella della cocaina e 6 per l’eroina.

Si noti che, dal punto di vista fiscale, il principale problema concerne la proibizione della cannabis, il cui costo ha rappresentato da solo circa due terzi del danno fiscale del proibizionismo.

In Italia, la sentenza Corte di Cassazione, sezione IV penale, n. 25674 del 28/6/2011 sembra volersi lasciare alle spalle quella giurisprudenza che ha stabilito che deve essere sempre punita la coltivazione di sostanza stupefacente.

La Corte di Cassazione formula dunque in questo caso una specifica esimente destinata a far discutere: “Un reato che non procura danni a nessuno”. E la coltivazione di marijuana per uso personale, in quantità così modica da non consentire lo spaccio per quantità punite, non può necessariamente costituire offesa punibile in via penale. La Cassazione sceglie così di aprire la strada – in maniera esplicita, peraltro – verso una evoluzione dell’ordinamento in senso anti-proibizionista.

Sono sempre disponibile a scherzare, ma non su questi argomenti.

Continuare a parlare di proibizionismo per motivi morali quando la maggioranza degli italiani fa uso di droghe senza che vi sia né una supervisione medica né una conoscenza delle sostanze e lasciare tutto questo in mano alla Camorra e alla ‘Ndrangheta, perchè è più comodo così, non credo sia la soluzione.

La criminalità e le dipendenze non si combattono con la morale, ma con la legge.

Togliere circa 8 miliardi di euro all’anno alla Mafia è già un ottimo argomento,utilizzare quelle entrate per rifinanziare la scuola, la sanità e gli investimenti potrebbe essere una soluzione.

Ma anche se le stime fossero sbagliate e si trattasse di 1 miliardo non sarebbe uno scherzo, pensiamo solo all’impossibilità di impedire l’aumento dell’Iva proprio a causa della mancanza di un miliardo di euro.

La mia opinione è basata sul fatto che la legge che porta anche il nome di un nostro concittadino non solo non funziona, non solo non ha fatto diminuire lo spaccio, non solo ha intasato tribunali e carceri, ma ha creato una situazione ancora più pericolosa.

Trattando allo stesso modo chi fa uso di cannabinoidi e chi fa uso di cocaina, ha incentivato l’uso della seconda, molto più pericolosa per la salute e per la società.

I cannabinoidi vengono coltivati e trattati principalmente in Sud America e Africa, attraverso un pericoloso accordo commerciale tra Narcos, Mafia e gruppi terroristici che si finanziano con questi proventi per comprare armi e trafficare uomini e donne in America e in Africa.

Troncare questo pericoloso monopolio commerciale porterebbe anche maggiore sicurezza oltre che in Italia anche in quegli stati sotto perenne ricatto di questi gruppi.

Per concludere cito anche il “REPORT OF THE GLOBAL COMMISSION ON DRUG POLICY, JUNE 2011”, in cui si raccomandava:

  • Fine della criminalizzazione, marginalizzazione, stigmatizzazione delle persone che usano droghe
  • Regolazione legale delle droghe per ridurre il potere del crimine organizzato e salvaguardare la salute e la sicurezza dei cittadini
  • Offerta di servizi per la salute ed il trattamento a coloro che ne hanno necessità
  • Investire in attività che consentano di prevenire l’assunzione di droghe, sviluppando un approccio educativo centrato sulle competenze sociali e l’influenza dei pari
  • Azioni repressive rivolte verso le organizzazioni criminali
  • Avviare la trasformazione del regime proibizionista globale. Sostituire politiche e strategie guidate da ideologie e convenienze politiche con politiche fiscalmente responsabili e strategie basate sulla scienza, la salute, la sicurezza e i diritti umani
  • Rompere il tabù in merito al confronto e al cambiamento perché è ora il tempo di agire.

Per tutti questi motivi non intendo rettificare quello che oggi veniva scritto sul giornale.